Il Convegno ad Artimino (PO) Il vino a prova di clima innova la tradizione: in vigna arrivano sensori e incroci genetici per resistere alla siccità

Nell’agosto 1989 la temperatura media al suolo in un vigneto era di 27 gradi. Nel 2023, di 33 gradi. Sei in più rispetto a trentaquattro anni fa. «Con questa temperatura, si blocca la fotosintesi», dice il professor Attilio Scienza aprendo il convegno “Il vino alla svolta tecno culturale: nuove intelligenze, nuovi saperi, nuove competenze per nuovi consumatori”, organizzato dalla neonata Fondazione Giuseppe Olmo nella sede di Villa La Ferdinanda ad Artimino (Prato).

Le temperature medie al suolo in un vigneto sono cresciute di 6 gradi in 34 anni. A partire da questi dati, ad Artimino (Prato) si è tenuto un convegno per capire come garantire il benessere della viticoltura grazie alle nuove tecnologie, dalle immagini satellitari all’Intelligenza Artificiale

Il parterre ristretto agli addetti ai lavori tra vignaioli, scienziati e comunicatori. “Viticoltura tra tradizione, scienza e nuove tecnologie” il tema trattato dal professor Scienza, condirettore della Fondazione dedicata al ciclista ligure, olimpionico, vincitore di due Milano-Sanremo, imprenditore e poi titolare della Tenuta di Artimino oggi guidata dai nipoti Annabella Pascale e Francesco Spotorno Olmo. Il Gruppo Olmo è oggi tra i leader nei materiali plastici, poliuretani e prodotti per l’isolamento termico, presente nel mondo del ciclismo con la storica azienda di bici Olmo e nel settore vitivinicolo con il brand Tenuta di Artimino.

Nuovi strumenti scientifici e tecnologici

Tenendo conto dei cambiamenti climatici che stanno incidendo sul sistema agricolo produttivo, Scienza invoca il tradimento della tradizione e il messaggio è forte: per andare avanti è necessario impossessarsi e usare bene i nuovi strumenti offerti da scienza e tecnologia. Quindi, «sì» alle immagini satellitari e all’uso dei droni per valutare lo stato di salute dei vigneti; «sì» ai vitigni “piwi”, frutto di incroci mirati per rendere le viti resistenti alle malattie e alla siccità. Non tradimento della tradizione in senso stretto, dunque, ma evoluzione sulla base di nuove conoscenze e nuove tecnologie.

Il ruolo delle rilevazioni satellitari

Luca Toninato, agronomo e dottore di ricerca, punta l’indice verso il cielo, perché se i satelliti sono un binocolo sulle attività umane, vigilano anche sul mondo vegetale e con le loro immagini (progetto Sentinel-2) aiutano a capire lo stato di salute dei vigneti. Dati che l’uomo può sfruttare con l’aiuto dell’Intelligenza Artificiale, dice Guido Di Fraia, prorettore Iulm all’Innovazione e alla Comunicazione e Ceo di “Iulm Lab AI”.

Oggi, le rilevazioni in vigna sono coadiuvate da assistenti speciali, i sensori ottici in grado di ricavare parametri in funzione delle variazioni della riflessione della luce e da un’elettronica di tipo SiP (system on a package) dove i circuiti integrati sono impilati. Inoltre, è possibile migliorare la strategia di difesa delle piante attraverso lo studio dei Voc, i composti organici volatili, segnali o odori che consentono alle piante di comunicare tra di loro a lunga distanza (ricordate l’habitat del film Avatar?, ndr.). Una complessa strategia biochimica per la salvaguardia e la salvezza della specie. In pratica, quando sono sotto attacco, le piante emettono percorsi molecolari come meccanismi di segnalazione. Lo studio di questi flussi può offrire soluzioni alternative ai pesticidi a favore della produttività, dell’ambiente e della salute. Soluzioni già in atto nella Tenuta di Artimino, oltre 730 ettari di cui 70 coltivati a vite, quasi cento a olivi (oltre sedicimila piante) e 500 a bosco per mantenere una grande biodiversità.

Autore :  Lorenza Cerbini

Link articolo : https://www.corriere.it/pianeta2030/25_giugno_30/nuovo-vino-prova-clima-tradisce-tradizione-vigna-arrivano-sensori-incroci-genetici-resistere-siccita-738a568a-5584-11f0-8350-28f8867fe871.shtml?utm_source=chatgpt.com